Vivo in questa casa da poco più di un anno, eppure non la considero finita, c'è ancora molto da fare, da creare, da aggiungere.
Una delle cose che ho proprio lasciato per ultima, e che per qualche motivo continuo a rimandare, è l'arredamento delle pareti.
In particolare, vorrei cominciare dallo studio, che è una delle mie stanze preferite.
Innanzitutto perché è rossa, di un rosso che ho fortemente desiderato e voluto (e ovviamente ottenuto). Secondo me una donna dovrebbe sempre avere almeno una stanza rossa nella propria casa, per una serie di ottime ragioni.
La stanza è rettangolare, con parquet originale di inizio Novecento, una bella finestra ampia e luminosa e tende bianche e leggere che toccano abbondantemente il pavimento.
L'arredamento è molto essenziale: divano letto (quello che si apre chiudendoti dentro, mannaggia a me), piccola libreria, scrivania davanti alla finestra. Tutto bianco. E una sedia Louis Ghost di Kartell, trasparente cristallo.
Una delle pareti è - ancora- completamente vuota. Eccola.
L'idea è quella di riempirla di foto incorniciate. Le foto avranno tutte lo stesso tema (che ho ben chiaro in mente) e le cornici dovranno avere dimensioni e stili diversi, ma tutte rigorosamente bianche.
Ne ho già prese alcune all'Ikea, di varie misure, per vedere un po' che effetto potessero fare
Nel frattempo, con la scusa di dover selezionare le fotografie, continuo a rimandare.
Perché una volta cominciato il lavoro, ovvero piantati i chiodi per appendere le cornici, non si torna indietro.
La realizzazione dei colori di casa è un argomento simpatico e terrificante su cui tornerò più avanti; basti sapere che l'idea di sbagliare, di dover ridipingere, ricreare il colore, sistemare qualcosa mi terrorizza.
Per cercare di chiarirmi le idee e agevolare l'ispirazione, ho cercato in rete un po' di immagini, che ho catalogato nel mio board "Hot or Not" su Pinterest
Ma adesso: come si affronta la disposizione delle cornici? Tutte allineate o sfalsate? Su tutta la parete o solo su una parte? Tante o poche? (quante sono tante e quante sono poche?) Solo su una parete o anche su quella opposta, parzialmente occupata dalla libreria e dal divano?
Temo che il rosso dominerà ancora per molto, molto tempo...
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sabato 30 marzo 2013
venerdì 15 marzo 2013
Faccio cose, vedo case
Chiariamo subito: non sono un'arredatrice, un'interior designer, una wannabe home blogger.
Non sono un architetto(...tettA?) ne' lavoro nel settore. Manco vicina al settore. Tutt'altro.
Insomma, io di progettazioni, ristrutturazioni, DIA e arredamento, in fondo, non ci capisco una fava.
Pero' a me le case piacciono.
Per una serie di motivi, ne ho abitate tante. E ho odiato con ostinata coerenza ogni singolo istante del periodo in cui ancora non ci vivi ma "la fai".
C'e' gente che quando vede una piantina gia' si immagina l'arredamento. Io vedo un pezzo di carta. Non riesco a immaginarmi nulla se non settimane di rotture di balle. Per dire.
Le relazioni con le varie maestranze (si' perche' si chiama "l'impresa" ma si scopre presto che alla fine si parla con 72 persone diverse, ognuna con la sua micro-competenza) le affronto come una punizione divina.
Per non parlare dei giri in brianza per fare scouting di letti e divani.
E la cucina su misura? E dove facciamo le tracce per l'impianto elettrico? E l'idraulico che sbaglia lo scarico? E il muratore che ti mura la cassaforte? E i colori? Di che cavolo di colori le facciamo ste stanze?
E le luci, l'arredamento, ma-questo-con-questo-fa-schifo-o-sara'-radical-chic?
Ma perche' devo avere gli armadi? Non si puo' trovare un'altra soluzione per i miei quattro stracci?
La fatica, proprio.
E quando stai per finire tutto, cominci a realizzare che devi ancora affrontare la prova suprema, il girone infernale dal quale molti non sono usciti vivi: il TRASLOCO.
Niente, sono stremata al solo scriverlo.
Eh, ma allora?
Allora, dopo una quindicina di traslochi, io sta cosa della casa comincio ad amarla.
E' una sorta di sadica perversione, credo.
Provo piacere nel guardare un angolo della casa vuoto, nel non sapere che diavolo ci mettero', pregusto il momento in cui all'improvviso avverra' il colpo di fulmine. Quando lo vedi, lo tocchi, lo brami, e non c'e' scampo, quando succede sai che e' lui e lo devi avere a tutti i costi, e' il tuo oggetto del desiderio che ancora non sapevi di desiderare.
A volte e' un maiale blu.
Non sono un architetto(...tettA?) ne' lavoro nel settore. Manco vicina al settore. Tutt'altro.
Insomma, io di progettazioni, ristrutturazioni, DIA e arredamento, in fondo, non ci capisco una fava.
Pero' a me le case piacciono.
Per una serie di motivi, ne ho abitate tante. E ho odiato con ostinata coerenza ogni singolo istante del periodo in cui ancora non ci vivi ma "la fai".
C'e' gente che quando vede una piantina gia' si immagina l'arredamento. Io vedo un pezzo di carta. Non riesco a immaginarmi nulla se non settimane di rotture di balle. Per dire.
Le relazioni con le varie maestranze (si' perche' si chiama "l'impresa" ma si scopre presto che alla fine si parla con 72 persone diverse, ognuna con la sua micro-competenza) le affronto come una punizione divina.
Per non parlare dei giri in brianza per fare scouting di letti e divani.
E la cucina su misura? E dove facciamo le tracce per l'impianto elettrico? E l'idraulico che sbaglia lo scarico? E il muratore che ti mura la cassaforte? E i colori? Di che cavolo di colori le facciamo ste stanze?
E le luci, l'arredamento, ma-questo-con-questo-fa-schifo-o-sara'-radical-chic?
Ma perche' devo avere gli armadi? Non si puo' trovare un'altra soluzione per i miei quattro stracci?
La fatica, proprio.
E quando stai per finire tutto, cominci a realizzare che devi ancora affrontare la prova suprema, il girone infernale dal quale molti non sono usciti vivi: il TRASLOCO.
Niente, sono stremata al solo scriverlo.
Eh, ma allora?
Allora, dopo una quindicina di traslochi, io sta cosa della casa comincio ad amarla.
E' una sorta di sadica perversione, credo.
Provo piacere nel guardare un angolo della casa vuoto, nel non sapere che diavolo ci mettero', pregusto il momento in cui all'improvviso avverra' il colpo di fulmine. Quando lo vedi, lo tocchi, lo brami, e non c'e' scampo, quando succede sai che e' lui e lo devi avere a tutti i costi, e' il tuo oggetto del desiderio che ancora non sapevi di desiderare.
A volte e' un maiale blu.
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